LA TENDENZA DELLA NON TENDENZA

Firenze, Londra, Milano e Parigi. Le passerelle della moda maschile per la primavera estate 2019.

Roberto Cavalli

La stagione primavera estate 2019 della moda moda maschile è iniziata con due sfilate evento, in anticipo sul calendario ufficiale.  La prima ha avuto luogo a New York, città scelta da Antony Vaccarello per presentare la collezione maschile di Saint Laurent. Si è trattato di un tributo alle due anime della maison, rock vs chic, dedicato a un uomo ribelle, elegante in un modo trasgressivo. Jeremy Scott, re dell’eccesso, ha invece scelto Los Angeles per aprire le tende del circo Moschino, offrendo uno spettacolo divertente e quasi folle.

A aprire ufficialmente il calendario è stata la London Fashion Week Men’s, dall’8 all’11 giugno, la passerella ideale dei giovani talenti, con la possibilità di esprimersi senza limiti. Da segnalare la sfilata di Martine Rose, che ha deciso di presentare la collezione all’interno di un complesso di case popolari, cornice ideale per le sue proposte vintage che hanno mixato anni ottanta e novanta alla contemporaneità dei duemila, giocando con eccessi cool e hippy. Charles Jeffrey Loverboy, ha ripreso lo stesso concetto aggiungendo un tocco più glam, grazie a abbinamenti di fantasie e colori contrastanti.

Pitti Uomo, arrivata all’edizione 94, ha confermato la propria capacità di selezionare delle proposte diverse tra loro, ma tutte rilevanti. Roberto Cavalli, con la prima sfilata tutta al maschile firmata da Paul Surridge, Craig Green, designer londinese la cui ricerca creativa sta catturando l’attenzione della fashion community internazionale per merito di uno stile che mixa influenze del workwear e volumi futuristici e Fumito Ganryu, designer giapponese al debutto con la propria linea che, ha proposto una collezione di casualwear moderna e concettuale.

È a Milano Moda Uomo, però, che ha preso chiaramente forma la tendenza della non tendenza. Dal 15 al 18 giugno, infatti, hanno sfilato collezioni completamente differenti tra loro e che hanno espresso una concezione di mascolinità che si divide tra il ricordo del vecchio e la ricerca del nuovo, tra sportswear e classico, con influenze che arrrivano dallo stile marinaro e militare, e decorazioni che vanno dall’animalier alla plastica. Le griffe che hanno sfilato, Giorgio Armani, Fendi, Prada, MSGM, Dsquared2, Dolce&Gabbana, Ermenegildo Zegna, Versace e N°21, per citarne alcuni, sembrano suggerire che la vera libertà è quella di non seguire nessuna tendenza per assecondare la voglia di essere ogni giorno qualcuno di diverso.

Il gran finale di stagione, come sempre, è toccato a Parigi, dal 19 al 24 giugno, che ha porta in scena i grandi nomi internazionali, da Louis Vuitton, con il debutto di Virgil Abloh alla direzione creativa, Dior Homme, Valentino e Paul Smith. Le collezioni “francesi” hanno tendenzialmente puntato su colorazioni neutre o, in alternativa, sulle tonalità pastello quali, spesso interrotti da flash di colori accesi o fluo, su silhouette controverse, nelle quali i classici sono spezzati da elementi di rottura.